Tramonti infuocati dai Monti Lepini

Murales, musica e gusto sotto il Monte Cacume

Il nostro suggerimento:

puoi visitare questi luoghi in 2 giorni in tutta tranquillità.

Distanza complessiva: 19 km

     

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    Tramonti infuocati dai Monti Lepini

    Murales, musica e gusto sotto il Monte Cacume

    L’itinerario che ti proponiamo si snoda lungo la dorsale dei Lepini, montagne ricche di sorgenti, dove potrai visitare i quattro antichi paesi di Sgurgola, Morolo, Supino e Patrica, incastonati tra il verde fittissimo dei boschi di castagno e dalle cui terrazze panoramiche si godono spettacolari tramonti rosso fuoco. Questi luoghi sono l’ideale se desideri rigenerarti dallo stress, ma sono anche ottimi punti di partenza se sei un escursionista o un rocciatore perché potrai compiere trekking e arrampicate sulle famose falesie di Supino. Se il tuo sport preferito invece è il ciclismo, vieni a metterti alla prova sul “Muro di Morolo” ripida salita toccata anche dal Giro d’Italia.

    Ai buongustai sono riservate gustose sorprese!


    Da scoprire in 2 giorni
    1 giorno: SGURGOLA - MOROLO
    2 giorno: SUPINO - PATRICA


    1 giorno

    SGURGOLA - MOROLO

    (distanza da Sgurgola a Morolo: 6 km)

    L’itinerario inizia dal versante nord dei Monti Lepini dove si trova Sgurgola il cui nome ci ricorda il suo ruolo di vedetta sulla valle dei Latini. Alle sue popolazioni era affidato infatti il compito di avvistare per prime le minacce incombenti. In alcuni casi le minacce provenivano da sud, con le bellicose popolazioni sannite che ‘sconfinavano’ nei periodi in cui il controllo di Roma si faceva meno ferreo e pignolo. Sgurgola è cittadina verticale, che sale, si arrampica e vive di gradienti ripidissimi. Il centro storico è caratterizzato da un susseguirsi di scale, muraglioni e viuzze alcune delle quali s’inerpicano sulla montagna fino a raggiungere il suggestivo eremo di San Leonardo. Se siete musicisti ma anche solo appassionati di strumenti musicali, ti consigliamo di raggiungere la Torre di Mole Colonna (XI sec) dove si conservano costumi, strumenti musicali e incisioni inviati da duecento bande musicali di ogni parte d’Italia, come la centenaria fanfara dei bersaglieri, il cui incedere al passo di corsa era tutto incentrato sul ‘Decalogo di papà Lamarmora’, l’insieme di regole spiegate dal dogma di ‘ginnastica fino alla frenesia’. Trattandosi di un piccolo museo è bene chiederne al comune prima gli orari di apertura.

    L’emigrazione verso l’America nel 1900 fu molto forte a Morolo, oggi noto per i suoi murales dedicati a questo tema. Essi possono essere ammirati lungo il dedalo di vicoletti, scalinate e piccole piazze, fino a raggiungere la collegiata di Santa Maria.

    Hai mai sentito parlare del “Gran Cacio” e della “Ciambella” di Morolo? Sono le due punte di diamante dell’enogastronomia locale; si tratta di due formaggi di alta qualità molto utilizzati anche nella ristorazione della capitale. Il gran Cacio merita una sua piccola menzione a parte: ‘muore’ nella più deliziosa ed accattivante delle maniera nelle sontuose grice di pasta e in morbida mousse che spesso fa da letto a salumi vigorosi e crostoni di pane nero. Se vieni da queste parti a gennaio, inoltre, troverai la sagra della polenta servita in piazza nelle tipiche “scife” (vassoi) di legno. 


    2 giorno

    SUPINO - PATRICA

    (distanza da Supino a Patrica: 6 km)

    Prima di raggiungere il centro storico di Supino, ti consigliamo di visitare in località “Cona del Popolo”, i resti archeologici di una villa romana del I secolo d.C. i cui ambienti termali, a carattere privato, presentano ancora preziosi pavimenti in marmo a mosaico, tipici dell’età imperiale. Interessante la storia del ritrovamento: due supinesi poi emigrati all’estero si misero in cerca delle vestigia dell’antica capitale dei Volsci, Ecedra. La città era stata rasa al suolo dai romani che l’avevano così voluta punire perché restia a sottomettersi. Proprio il ritrovamento della villa diede polpa alla tesi storica, accreditata dalla presenza di quella nobile magione, probabilmente appartenuta ad un notabile inviato con funzioni di governatorato militare dopo che la ribellione fu domata.

    Il paese a maggio si riempie di migliaia di pellegrini, molti dei quali, emigrati in Italia e all’estero, tornano per partecipare alla processione di San Cataldo, il loro Santo patrono. Alla fine dello stesso mese i vicoli e le piazze del paese si colorano grazie alla Mostra delle Azalee.

    Sul pianoro di Santa Serena (1100 m) da dove partono sentieri per piacevoli e panoramiche passeggiate, trovi aria pura, natura, relax.

    Da Patrica inizia il sentiero verso la cima di monte Cacume ricordato anche da Dante per la sua impervia salita “Vassi in Sanleo e discendesi in Noli, / montasi su in Bismantova e 'n Cacume / con esso i piè; ma qui convien ch'om voli”.  Monte Cacume è anche una delle due grandi bio-nicchie di flora della Ciociaria in tema di orchidee rare e  con attitudini montane. Il paesino, si presenta come un presepe a grandezza naturale aggrappato su un ripido costone della montagna e sovrastato dalla mole del nobile Palazzo Spezza. Nonostante le modeste dimensioni del paese, Patrica può vantare dal 1700 una delle più grandi chiese della diocesi.

    Se capiti da queste parti in autunno non perderti l’assaggio della castagna pizzutella, piccola nelle dimensioni, ma grande nel sapore!

    A valle, in cima, nei campi, nelle strade, nelle piazze, l’onestà di queste terre è radicale.  C’è posto solo per la luce radente dell’ultimo raggio di sole che carezza le case ed i fianchi morbidi delle montagne. 


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